life coach

Lettera alla coach che mi ha insegnato a cambiare vita

QUANDO UNA COACH PUO’ FARE MIRACOLI

Molte donne non sanno a che cosa serve una coach, che cos’è il coaching o cosa significa fare coaching. (A questo link trovi un articolo di approfondimento tecnico dal blog di Andrea Frausin, uno dei massimi coach ed esperti di crescita personale in Italia, riconosciuto anche a livello internazionale, con il quale mi sono formata come coach e con cui continuo a specializzarmi). 

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Ho cercato di dare una spiegazione sufficientemente completa (ma allo stesso tempo piacevole da leggere anche per chi è ancora nuova nel mondo della crescita personale) nell’articolo Coaching femminile: perché ogni donna se lo merita.

Il coaching ci insegna come cambiare vita, prendendo la strada che davvero vogliamo. Ci aiuta a sviluppare il pensiero positivo, a trovare la nostra dimensione di vero benessere. Per questo è una pratica a cui mi dedico in prima persona, e che consiglio a tutte le mie amiche, indipendentemente dai loro impegni e dalle sfide che la vita sta ponendo loro.

Il compito di una life coach è quello di aiutare le persone a comprendersi meglio, a conoscersi, a definire i propri obiettivi. Di primaria importanza è anche il lavoro che la coach può fare per risvegliare il potenziale ed i talenti delle persone con cui lavora durante quella meravigliosa partnership che è il progetto di coaching personalizzato.

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Il miracolo è questo, per me: risvegliare le energie addormentate per guidare le donne a realizzarsi nella vita. La gioia che nasce, la sensazione di benessere e pienezza che ogni donna prova dopo un percorso di miglioramento personale sono una fonte di energia inesauribile per lei e per la coach che la guida.

A dimostrazione di questo, riporto di seguito una lettera, ricevuta dopo la conclusione di un percorso di life coaching in cui ho giuidato una giovane donna a chiarire i propri valori, obiettivi e priorità.

Buona lettura!

“LETTERA APERTA ALLA MIA WOMAN COACH”

Cara Cristina,

ti scrivo oggi ripensando alla “me” di un anno e mezzo fa, nel pieno di quella crisi esistenziale da trentenne che mischiava lavoro, autostima, affetti, sogni…

Prima di quel periodo nero che ha cambiato radicalmente la mia vita indirizzavo la maggior parte delle mie energie e l’entusiasmo di chi si sente finalmente valorizzata ad un lavoro che mi appassionava, un lavoro che all’aumentare dell’impegno e della sfida alimentavo con il mio tempo, la mia disponibilità, l’intelligenza e la voglia di mettermi in gioco.

Sveglia presto, un bacio veloce al mio compagno, borsa in mano e via!

Le giornate passavano, all’insegna di quella malsana soddisfazione nel vestirsi di tutto punto (rossetto, tacco 12 a borsa abbinata) per affrontare quei 60 chilometri che separavano casa dall’ufficio: prima in auto, tra un temporale ed una coda a passo d’uomo (sveglia presto per arrivare al parcheggio libero in tempo per trovare ancora un posto), poi 40 minuti secchi di metro da ottimizzare cominciando a rispondere alle mail, o lavorando a qualche file dallo smartphone.

Mi sembrava di poter spaccare il mondo, e invece poi il mondo ha spaccato me.

Col passare  dei mesi, infilando giornata dopo giornata come in una collana di perle nero fumo, le 4 ore giornaliere di tragitto casa-lavoro cominciavano a sembrare delle eternità insormontabili.

Quell’entusiasmo vivo nell’ideare e seguire i progetti pian piano lasciava il posto a disillusioni, alleanze tradite, finte complicità nate con il solo scopo di sopravvivere dentro una gabbia sempre più stretta per tutti.

Il ritorno a casa la sera ed il tempo libero anziché una liberazione, erano un’altra montagna da scalare: discussioni per l’orario di rientro, per non avere abbastanza energie o sorrisi o vita da vivere.

Nel ripensarlo sento ancora il nodo in gola e le lacrime riaffiorano ai miei occhi.

Si dice che è solo quando si tocca il fondo che riusciamo a capire che dobbiamo reagire, che dobbiamo riemergere.

E dal fondo del mio buco nero ho avuto la fortuna di intravedere qualche appiglio per far leva e ritornare padrona di me stessa.

Certamente in quel momento la tua presenza come coach è stata fondamentale: i tuoi consigli sull’essere sempre onesta con me stessa e con gli altri, sul diritto (e dovere) di esprimere i miei bisogni e le mie volontà sono stati il punto da cui partire.

Ti ringrazio per lo splendido percorso di consapevolezza in cui hai saputo guidarmi, insegnandomi che per aiutare noi stessi è necessario talvolta distaccarci da tutto ed osservarci dall’esterno.

Solo in questo modo si può ad esempio capire – come è stato per me – che a volte confondiamo obiettivi non nostri con i nostri valori, e ignoriamo i bisogni profondi che spingono le nostre scelte nella direzione sbagliata, tradendo le nostre reali intenzioni di serenità.

Ho apprezzato enormemente anche i tuoi suggerimenti su come rapportarsi con gli altri: ho saputo tradurli al meglio nelle esperienze con i compagni e le compagne di lavoro; nei momenti di confronto – non sempre semplice – con i miei superiori; nell’affrontare i momenti di incomprensione con il mio compagno che nel vedermi a terra traduceva in rabbia il suo amore per me e cercava stimoli bruschi per scuotermi dal torpore in cui ero piombata.

Dopo la fase della presa di coscienza c’è quella della scelta ed anche in questo caso posso dire di aver avuto molto dal percorso di life coaching con te.

La parte davvero dura è il “pre”, tutto ciò che precede il momento della decisione, a seguito della quale ci si sente immediatamente più leggere ma anche più sicure di sé.

Ora che ho cominciato a godere degli effetti positivi di tutto questo percorso ho finalmente ritrovato quel sorriso e quell’entusiasmo iniziali, ma la cosa più importante è che ho finalmente capito a quale parte della mia vita destinare le mie energie e la parte migliore del mio tempo.

Il mio rapporto con le persone care è notevolmente migliorato, sono più solare e riesco anche a rilassarmi. Mi è tornata la voglia di creare, progettare, ideare e sono pronta a nuove sfide!

Non ti nascondo che spesso fatico ancora ad alzarmi dal letto, oppure che di fronte ad alcune dinamiche lavorative sento ancora delle sensazioni fisiche spiacevoli, di allerta. Ma ora so ascoltarmi, capire quei segnali, so come rimettere le cose nella giusta scala e prospettiva.

E so che, nel momento in cui avrò bisogno di un boost per riprendermi da un nuovo momento di stallo o di migliorare ulteriormente il mio approccio alle cose, mi basterà leggere qualche articolo sul tuo blog, confrontarmi con le altre ragazze della community, oppure contattarti per una piccola sessione di “ripasso”, ma questo non toglierà nulla al fatto che sia finalmente io a dirigere la mia vita nella direzione che desidero.

Ancora grazie e in bocca al lupo per la prosecuzione del tuo progetto dedicato alle donne!

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