Coaching per donne: uno strumento per l’educazione di genere

Coaching per donne: una nuova prospettiva

Il coaching per donne è un tema ancora poco trattato, e questa assenza mi permette di esplorare da una prospettiva alternativa una pratica che a mio parere ha dei profondi risvolti anche dal punto di vista sociale.

La mia particolare visione degli strumenti di crescita personale femminile (quale ad esempio il coaching per donne) come mezzo per raggiungere la piena realizzazione ed insieme per costruire un contesto sociale realmente pronto ad accogliere donne indipendenti e realizzate, si è recentemente arricchita grazie al confronto con una Donna che conosce profondamente la storia delle politiche di genere.

Si tratta di Irene Riva, insegnante e formatrice lecchese ma soprattutto Donna impegnata nel sociale a favore delle altre donne, grazie ai suoi importanti incarichi pubblici assunti a partire dagli anni ’90 per la Provincia ed il Comune di Lecco.

L’occasione del nostro incontro è stata la presentazione della TekAgenda2018 dedicata alle donne, promossa da Chiacchiere da Venere e di cui Irene è principale autrice, insieme ai 48 uomini che hanno commentato i profili delle grandi donne della storia occidentale raccontate tra le pagine del diario.

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Tanti sono i temi che ho affrontato con Irene, in una mattinata densa di imprevisti che però non hanno guastato l’immediata sintonia!

Qui sotto vi lascio un suo breve profilo, mentre nei paragrafi successivi approfondirò due delle questioni più cruciali che ho affrontato con lei nell’intervista podcast: il concetto di genere e la nascita dello stereotipo delle donne come “sesso debole” e l’uso del linguaggio come forma di autodeterminazione.

Non mancherò di fare riferimento agli strumenti che il life coaching femminile offre alle donne per superare le convinzioni limitanti (comprese quelle sociali) e per portare la loro vita ad un nuovo livello di soddisfazione e benessere.

Premi PLAY per ascoltare l’intervista!

 

Il linguaggio di genere: nuovi spunti dal coaching per donne

La questione del linguaggio di genere, molto cara ad Irene, è uno spunto interessante anche per quanto riguarda il miglioramento personale delle donne.

In una serie di prossimi contributi approfondiremo il tema del linguaggio e l’importanza che le strutture linguistiche assumono nella definizione delle nostre consuetudini, del nostro modo di percepirci come individui, di relazionarci con gli altri.

Per andare al concreto: quando sei di fronte ad una situazione e ti ripeti nella testa “non ce la farò”, “non sono capace”, “questa cosa non fa per me”, oppure quando ti dici “io sono sfortunata/incapace” ti stai dando delle etichette o delle informazioni di cui pian piano ti convinci e che si cementano in quella che pian piano diventa la tua personalità.

Per tornare al tema di come il genere sessuale si declina nel linguaggio, la questione è stata più volte sollevata dalla Presidente della Camera Boldrini in riferimento a certe cariche pubbliche o professioni, che nella lingua italiana esistono solo con sostantivi maschili. La sua battaglia può sembrare a molti assurda e di poco conto, ma sottintende una serie di questioni tutt’altro che banali.

La denominazione delle cose è stata da sempre per l’uomo una modalità di classificare il mondo, quindi di conoscerlo per poter costruire su ciò che è noto la propria identità, in relazione al resto. Pensare quindi che certe professioni non siano linguisticamente declinabili al femminile e che le donne stesse dibattano tra il trasformare al femminile un sostantivo o l’applicare il genere semplicemente attraverso l’articolo è sintomatico di una situazione sociale ben lontana da una reale eguaglianza di opportunità.

Per tornare alla forza del linguaggio nel cementare convinzioni e prassi, pensiamo a ciò che accade quando si chiede solo alla figlia femmina di sparecchiare dicendo che “riordinare la cucina è una cosa da donne” o quando si dice ad una ragazzina che “frequentare un istituto tecnico è da maschi”… Non si fa altro che perpetrare stereotipi culturali, attraverso formule linguistiche.

Come superare questa empasse?

Come il coaching per donne può contribuire all’educazione di genere

Dal momento che con il life coaching si lavora sul linguaggio, sulle relazioni interpersonali, sulle convinzioni limitanti per ristrutturarli e trasformarli in leve per il proprio miglioramento personale, è chiaro che attraverso il coaching femminile le donne possono lavorare direttamente sulla fonte dei loro problemi.

Molte dinamiche negative potentissime con cui ogni donna ha a che fare quotidianamente, hanno infatti ripercussioni anche dal punto di vista interpersonale e sociale, relativamente ai rapporti tra i sessi.

Partire da sé stesse per cominciare ad acquisire consapevolezza del proprio valore e delle proprie esigenze è un primo passo per una trasformazione personale della donna e – a catena – per un cambiamento globale rispetto alla posizione della donna nella società.

coaching per donne

Molti sono i modi per acquisire consapevolezza di sé e migliorare la propria autostima, tanto per fare qualche esempio, emerso anche nella chiacchierata con Irene:

  • imparare a dire di no ad un uomo con cui non abbiamo voglia di uscire
  • affermare il nostro diritto ad interessarci a professioni “di norma” affidate agli uomini come quelle tecniche, militari, o simili
  • sentirci libere di disdegnare le faccende domestiche (e di delegarle a compagni “illuminati” che intendono il rapporto di coppia come perfettamente paritario) o sostenere il confronto con mariti e compagni che invece intendono perpetrare lo stereotipo della “donna angelo del focolare”.

…La lista potrebbe continuare!

Sono tutte situazioni di cui ogni donna può fare esperienza quotidianamente e su cui ciascuna può lavorare e migliorarsi grazie a semplici esercizi di life coaching.

Come il coaching per donne infrange i dogmi del genere

Irene Riva sostiene che nonostante oggettive differenze biologiche ed antropologiche tra uomo e donna, il genere* inteso come stigma della diversità e dell’inferiorità sia una costruzione sociale. Tra il “codice dell’operosità” e il “codice della cura”, il secondo è tipicamente associato al genere femminile e ritenuto di minor valore.

Le origini di questa inferiorità del femminile sono da rintracciare nella cultura occidentale nei fondamenti aristotelici e nel modello della “donna come mera riproduttrice”. Con il cristianesimo si afferma poi la dimensione della “donna come madre”ed emerge un valore di consapevolezza del ruolo sociale.

Eppure non tutte le donne sono madri, non tutte possono o vogliono esserlo, né è corretto identificare unilateralmente l’essere femminile nella Madre. Come si può notare, anche queste sono etichette, definizioni linguistiche che suggellano pregiudizi e prassi socio-culturali.

Per costruire la nostra reale identità ed insieme ottenere la nostra piena realizzazione personale, l’importante è partire da noi stesse.

…Tu come ti definisci? Chi sei? Che cosa ti caratterizza come persona? Che cosa ti rende unica? Quali sono le tue migliori qualità? Quali le tue attitudini?

Se non sai come rispondere, ti consiglio di cominciare un percorso di esplorazione di te stessa grazie al quale potrai acquisire maggior consapevolezza e padronanza della tua vita, per realizzarti pienamente. Io sono a disposizione per guidarti in questo splendido viaggio verso la tua auto-affermazione, per saperne di più, leggi QUI.

Il coaching su obiettivi e la collaborazione tra donne

Un altro aspetto interessante sul quale il coaching può dare il proprio contributo rispetto alle dinamiche di genere è la collaborazione tra donne. Qualche tempo fa in un articolo intitolato “Donne al potere: un futuro plausibile?” affrontavo con Aldo Cazzullo la questione della mancata complicità tra donne e dell’invidia sempre serpeggiante.

Durante la sua carriera di paladina delle donne, Irene Riva ha saputo affrontare di petto anche questo problema, trasformando il suo incarico come Presidente della Commissione Pari Opportunità in un’occasione per fare formazione alle colleghe e per farle collaborare su: empowerment femminile, leadership e gestione del conflitto. Si è trattato dunque di un’esperienza di team building finalizzata al conseguimento di obiettivi reali, oltre le superficiali condivisioni e fratture tra amiche e nemiche.

coaching per donne

Nonostante l’innata predisposizione alle emozioni e a rendersi utili agli altri, queste esperienze e riflessioni ci dimostrano che quando le donne applicano la propria intelligenza emotiva a quella razionale potenziano al massimo le proprie capacità ed ottengono risultati spesso superiori a quelli dei colleghi uomini in termini di performances, ma certamente paritari in termini di valore.

Perché allora non cominciare questa strada verso una reale parità iniziando a fare del bene a noi stesse?

 

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APPROFONDIMENTO – Irene Riva: una Donna a supporto delle donne

Irene ha cominciato la sua carriera professionale giovanissima, a soli 18 anni, quando dopo la maturità magistrale ha superato il concorso per l’insegnamento diventando maestra di ruolo. Fin dalle prime esperienze come insegnante il suo temperamento rivoluzionario si è imposto al di sopra di ogni routine: a lei spettano l’avvio del progetto di tempo pieno presso la scuola di Acquate a Lecco e l’adozione di un metodo sperimentale di insegnamento/apprendimento basato sul fare e sulla volontà di rendere i bambini capaci di un approccio critico ed interrogativo, che favorisse la loro conoscenza del mondo attraverso l’esplorazione e la pratica, oltre ogni nozionismo.

Brillante nelle lingue e nella comunicazione Irene decide però di mettersi alla prova, dedicandosi all’approfondimento delle discipline matematiche. Svolge quindi in parallelo attività di formatrice e giornalista televisiva. Giunta alla pensione, dal ’99 inizia l’impegno politico: due volte presidente della Consulta femminile della città di Lecco viene poi eletta consigliere provinciale e presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia, alla quale dedica anima e corpo per i successivi 10 anni, ottenendo nel secondo mandato anche la delega consiliare per intraprendere azioni di genere trasversali agli assessorati.

L’idea che Irene ha delle pari opportunità infatti supera ogni classismo: pari opportunità significa per lei “vedere le cose da due punti di vista, che sono certamente meglio di uno”. La filosofia della reciprocità tra i generi è il leit motiv dei suoi scritti e delle esperienze condotte come formatrice e relatrice dalle Università alle aziende.

Alla sua commissione si devono leggi e proposte di legge sui temi della violenza domestica e dello stalking, attraverso l’organizzazione di un pull di esperti (medici, avvocati, magistrati, psicologi,..), fino alla costituzione nel 2008 della prima Rete Anti Violenza di Regione Lombardia.

Attualmente presiede l’associazione Femminile Presente! di Lecco che si occupa di valorizzare il “codice della cura” in tutti gli aspetti della vita sociale. 

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*La DEFINIZIONE DI GENERE a cui Irene Riva fa riferimento nell’intervista è tratta dal Rapporto sullo stato della popolazione del mondo – a cura di UNFPA, 1997. La riporto integralmente di seguito: “Genere si riferisce ai ruoli, costruiti socialmente, ascrivibili a maschi e femmine. Tali ruoli, anche se basati su differenze biologiche, sono appresi, cambiano continuamente e variano enormemente tra le culture e al loro interno. Le questioni di genere, quindi, hanno a che fare con le differenze fra ciò che le donne e gli uomini fanno e con il modo in cui i loro ruoli definiti socialmente li/le avvantaggiano o li/le danneggiano. Concernono anche l’accesso alle risorse, all’autonomia e al controllo che risultano da specifici diritti, ruoli, potere o relazioni, responsabilità o aspettative assegnate agli uomini e alle donne”.

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